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Cavalcare la storia dei grandi distillati significa trovarsi a metà strada fra la verità e la leggenda. Naturalmente, il gin non fa eccezione.

I monaci della Scuola Medica Salernitana furono tra i primi a sperimentare la realizzazione di questo famoso distillato, utilizzando come ingredienti principali alcool e ginepro, distillati insieme. Lo scopo era trovare un metodo per veicolare le proprietà mediche del ginepro in una medicina facile da immagazzinare, trasportare e utilizzare.

Verso la fine del XVII secolo in Olanda, il gin ebbe una notevole diffusione. Sylvyus Franciscus, naturalista e medico olandese, creò il Jenever, un rimedio a base di alcol di grano e bacche di ginepro per combattere i disturbi di reni e stomaco.

Al tempo l’Olanda era un crocevia di commerci e il successo del gin fece sì che la bevanda fosse importata anche in Inghilterra. Il Jenever cambiò nome in Gin e anche il suo utilizzo cambiò: da medicamento divenne infatti bevanda alcolica.

Gli inglesi ne variarono anche la composizione mettendo in infusione le bacche di ginepro insieme a scorze di arancio, coriandolo e altri vegetali per modificarne sapore e profumo.

Tipologie e degustazione

Il gin è un distillato resinoso e pungente, con una carica eterea forte. Le spezie arrivano in un secondo momento, arrotondano e ingentiliscono la sua anima, che rimane però tagliente e con toni piccanti.

Oggi il gin si produce seguendo due metodologie: una olandese e l’altra inglese.

Nel primo caso si distilla l’alcool da cereali diversi mescolati a piante aromatiche e, naturalmente, al ginepro. Il "doppio gin" è il prodotto di una seconda distillazione.

Nella metodologia in uso in Gran Bretagna, invece, la base alcolica è rappresentata da un qualunque alcol etilico che viene aromatizzato con bacche di ginepro. Come nel caso del cugino olandese, anche questo gin vede la possibile aggiunta di erbe aromatiche, come radice di liquirizia, scorze di arancio e limone, cardamomo, anice e finocchio. L’eventuale seconda distillazione, in questo caso, crea il "London Dry Gin”.
Il "Golden Gin", invece, è un gin invecchiato in botti di rovere che gli conferiscono un colore dorato, da cui il nome.

Per degustare al meglio il gin, la temperatura dovrà essere intorno ai 21-23 gradi, quindi a temperatura ambiente, altrimenti gli aromi potrebbero essere compromessi.

Inoltre, deve essere bevuto liscio, senza l’aggiunta di ghiaccio.

Inoltre, per poterlo gustare al meglio il gin e percepire tutto il suo aroma, è importante evitare di mangiare cibi piccanti o molto saporiti.

Ti aspettiamo in enoteca Al Calice Di Vino per scegliere il gin perfetto per il tuo palato!


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