La pigiatura dell’uva è stata, per molto tempo, una tradizione assolutamente importante in gran parte d’Italia. E’ il passaggio che sancisce la fine della vendemmia e l’inizio dell’effettiva produzione del vino. 

In cosa consiste la pigiatura?

La pigiatura è un’operazione che consiste nella rottura degli acini dell’uva con lo scopo di far fuoriuscire il succo e la polpa, così da far entrare in contatto i liquidi e il lievito che verrà poi utilizzato per la fermentazione. 

Una buona pigiatura è fondamentale per una buona qualità del vino; infatti, se viene svolta in maniera scorretta, si rischia una fermentazione anticipata, con conseguente cattivo sapore del vino stesso.

Le origini della pigiatura del vino

Come già sottolineato, la pigiatura è una parte fondamentale del processo di vinificazione. Inizia con il termine della vendemmia, che avviene solitamente tra i mesi di agosto e ottobre, quando l’acino ha raggiunto il giusto grado di maturazione e si può iniziare a produrre il vino.

Anticamente, il rito della pigiatura era un vero e proprio spettacolo folkloristico che radunava tutti gli abitanti del paese. I grappoli venivano messi in enormi bacinelle di legno, chiamate “tini” e le persone, presso più donne, alzavano le loro gonne e si accingevano a pestare gli acini con i piedi. Una vera e propria festa quindi, fatta di musica e danze.

Ad oggi, la pigiatura con i piedi non è più possibile a causa degli stretti criteri igienico-sanitari e si utilizzano invece delle macchine chiamate pigiatrici, molto più moderne ma che non conferiscono all’operazione la stessa delicatezza. 

Pigiatura vs pressatura

Come già sottolineato, la pigiatura serve per far fuoriuscire dall’acino il succo e la polpa, mentre la pressatura è l’operazione successiva, in cui si estrae il mosto presente nel pigiato, andando così a separare la parte solida da quella liquida.

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